Il fenomeno dei video con le ricette

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Il web è strapieno di informazioni, video, immagini e tanto altro ancora, ma secondo uno studio dell’Università di Lipari il 98% dei contenuti rientra strettamente nelle tre seguenti categorie: porno, gatti e cibo, probabilmente in questo ordine. Escludendo dal quel 98% i porno e i gatti, vogliamo approfondire il restante 3% che comprende una tipologia che di sicuro vi sarà capitato di vedere sulle vostre Home di Facebook. Stiamo parlando dei video dove si preparano i piatti più strani, buoni o allucinanti che abbiate mai visto in una carrellata di immagini che ve li farà sembrare facilmente realizzabili. Ma affrontiamo il fenomeno dall’inizio.

Al tempo degli antichi romani, le ricette venivano tramandate di generazione in generazione attraverso apposite figure specializzate denominate “Nonnas”. La Nonnas era un tecnico culinario specializzato atto a compiere principalmente due azioni: la prima era quella di chiedere continuamente “Et non manducatis?”, la seconda era quella di cucinare piatti semplici o elaborati, ma con la stessa apparente facilità. Le tecniche venivano poi tramandate a figli, parenti e amici e l’iscrizione all’Ordine delle Nonnes avveniva in conseguenza della nascita del primo nipote. La figura della nonna è giunta fino ai giorni nostri, ma nei secoli a questa si sono affiancati altri strumenti per la conoscenza del cibo. Si deve agli Arabi e all’introduzione in Europa del sito GialloZafferano.it la nascita dei primi video dedicati alla preparazione delle pietanze. Questi avevano sempre una prima fase di elenco ingredienti e poi qualcuno che ci spiegava i passaggi di preparazione con musiche accattivanti e passaggi guidati. Con la rapida evoluzione tecnologica abbiamo poi aggiunto programmi in televisione e addirittura Talent dedicati. Siamo così giunti ai nostri giorni, dove la proliferazione totale si è raggiunta grazie ai Social network e alle condivisioni.

I video che vediamo continuamente su Facebook con i piatti da preparare, contengono alcune caratteristiche peculiari generiche. Fra queste: Continua a leggere

Siamo una generazione di nostalgici

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Ieri sera, senza grandi aspettative, siamo andati a vedere Trainspotting 2. Al cinema avevano organizzato una festa di laurea nell’atrio di ingresso, così, mentre eravamo in fila per entrare in sala, abbiamo “attinto” al buffet. Abbiamo smesso quando ci siamo fatti rimproverare, ma questa è tutta un’altra storia. Siamo finalmente entrati in una stanza minuscola che probabilmente aveva una trentina di posti. Praticamente era come andare a vedere un film a casa di amici, tanto che ero tentato dal togliermi le scarpe, ma poi ho evitato. L’atmosfera però era quella: tutta gente con un’età compresa fra i 25 e i 35 anni e un mix fra coppiette e gente casuale che si conosce.

All’improvviso inizia il film. Non voglio fare spoiler ed entrare nel merito della trama (alla fine muoiono tutti), ma c’è una cosa che mi ha dato tanto da pensare. Tutto il film è un rimando continuo a scene storiche o a grandi citazioni e rifacimenti del primo Trainspotting. Avete presente quando in una serie TV fanno l’episodio con i ricordi? Cioè una puntata in cui non succede quasi niente, ma tutto il tempo i protagonisti fanno rivedere (a noi) spezzoni di vecchie cose. I pensieri che fai sono sempre “Mi ricordo quella scena! Guarda tizio che era giovane! Ma come cazzo si vestivano? Guarda che schifo di qualità video…”. In un film questa cosa secondo me è un po’ fastidiosa perché per una serie TV magari è difficile rivedersi quella scena in particolare, ma per una pellicola se voglio me la vado a rivedere subito, tanto è una sola. Lasciando stare questo iniziale fastidio, il film alla fine non è malaccio, perché va capito meglio qual è il suo vero obiettivo. Tutta la storia è praticamente incentrata sulla nostalgia e sui ricordi e questo lo dicono sia i protagonisti sia le continue scene che ci fanno vedere. Alla fine della fiera, il film ci fa vedere quello che volevamo vedere perché anche noi siamo dei maledetti nostalgici. Riflettendoci a mente fresca i veri protagonisti di Trainspotting siamo noi trentenni. Noi che quando è uscito il film nel 96 eravamo piccoli e ce lo siamo visti anni dopo a casa di amici in divx o di notte ai Bellissimi di Rete 4. Noi che magari lo abbiamo visto tante volte che ci siamo fatti i fotomontaggi con le nostre facce su quelle di quei quattro pazzi scatenati. Noi che ogni tanto, come loro, raccontiamo agli amici “Ti ricordi quella volta…”. Continua a leggere

Lo street food e la gente confusa

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I palermitani sono da sempre stati immersi nel cibo da strada. Da secoli le nostre papille gustative sono ravvivate da innumerevoli pietanze. Solo a titolo esemplificativo e non esaustivo: panelle, crocchè, rascatura, arancinE, sfincione, stigghiola, verdure in pastella, polpo e fritture di pesce. In panchina: frittola, quarume, musso e carcagnola. E’ però solo da qualche anno che tutte queste meraviglie sono rientrate nella grande categoria dello “street food“. Da quel momento, la gente ha iniziato a confondersi, come se tutto quello che ha sempre mangiato fosse diventato una cosa diversa, innovativa e di moda. Palermo poi ha visto riconosciute queste sue qualità attraverso il web e così sono iniziati i primi eventi a tema organizzati per promuovere i cibi locali, ma anche quelli stranieri (come quelli catanesi).
In questi giorni ho partecipato a uno di questi: lo Street Food Fest; ma non come le migliaia di persone che hanno invaso (finalmente) Via Roma per partecipare alla manifestazione. Io ero parte dello staff, in particolare ho lavorato alla cassa e info point. Nei quattro giorni dell’evento, ho così venduto i ticket per le consumazioni, ma ho anche raccolto dubbi, incertezze, incazzature e tutto quello che la gente percepiva e, soprattutto, non capiva della manifestazione. Ma cominciamo per ordine: Continua a leggere

Elettori fantastici e dove trovarli

Referendum, apertura dei seggi

Quando fai il presidente di seggio ormai da cinque anni, pensi che un referendum non rappresenti più niente di nuovo. Ma questa volta non è stato così. Questo referendum ha scatenato, in sintesi, il meglio e il peggio della italianità del nostro secolo. Sia al seggio elettorale, che in tutti i giorni precedenti al voto, si è vista un’accozzaglia di attaccamento incredibile alla costituzione e un attaccamento incredibile alla deficienza. La dura battaglia per il SI o per il NO ha visto tantissimi paladini e forti sostenitori. Ma mentre in passato li avremmo visti al bar a parlarne con gli amici, oggi nel 2016, il teatro di liti e urla è stato Facebook. A colpi di Mi piace e commenti sgrammaticati, la gente si è scannata in un insopportabile guerra fra chi non capiva un cazzo, chi diceva agli altri di non capire un cazzo e chi era convinto di non capire un cazzo, ma qualche cosa la doveva dire comunque e criticava tutti gli altri. Almeno queste settimane di torture hanno contribuito alla “scrematura” quotidiana che ci permette di capire, grazie a Facebook, chi in realtà non ha ancora le basi per padroneggiare lo strumento. Fra gente che non sa scrivere e altri che non riconoscono le bufale o le cazzate, anche questo episodio ci ha permesso di nascondere o eliminare amici, oppure semplicemente etichettarli come “non affidabili” o semplicemente come “tizio non ha capito un cazzo”. E mentre si giungeva al fatidico giorno del giudizio, era ormai chiaro che questo non sarebbe stato un referendum come gli altri. Alcuni pensavano che il quesito fosse “Vuoi che Renzi sia ancora premier?” Altri scoprivano a 40 anni che in Italia esistevano il Senato e la Costituzione. Altri ancora erano terrorizzati “Eh ma se non cambiamo ora, rimane tutto come prima!” come se questo significasse ricominciare da Garibaldi e Mazzini. Uno studio finanziato da Cosmopolitan, ha individuato 5 differenti persone tipo pre-referendum:

  • l’indeciso: quello vuole lasciarti col fiato sospeso, come se alla fine il suo si o no arriverà per mezzo di un’illuminazione sulla via di Damasco
  • il contrariante: l’amico che ti scrive: “Ma tu cosa voti?” e quando gli dici il tuo voto ti dice “Eh ma allora è meglio il SI”, ma che a risposta contraria ti avrebbe detto lo stesso l’opposto. È in pratica un indeciso che però vuole insinuarti il dubbio fino alla fine
  • il paladino: quello che ascolta le tue motivazione e ti dice “però con la Costituzione non si scherza!”
  • il poliziotto: quello che alla fine di tutto ti dice: “Mi raccomando, non fare cazzate” e in alcuni casi aggiunge “Dai dammelo subito, che se lo trovo io è peggio”
  • il saccente: il tizio che è convinto di sapere tutto e inizia ogni frase con “Tu non hai capito…”
  • Il preoccupato: l’elettore che pensa “E ma ora se vince il no, abbiamo Salvini? Se vince il Si abbiamo la dittatura? È vero che i partigiani morti per noi, resuscitano e vengono a mangiarci la costituzione?”
  • Il cretino: quello che condivide i post del fattoquotiDAINO o altri siti storpiati pensando che sia tutto verissimo e che si convince che Facebook in realtà abbia più valenza istituzionale del sito del Ministero dell’interno

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La nostra tradizione di Halloween

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C’era una volta un Regno pieno di ricchezze culturali, artistiche e popolari. Un regno dove i cittadini si divertivano a fare quello che volevano senza preoccuparsi più di tanto degli altri. Un bel giorno però, il re di questo paese, si sentiva stanco ed annoiato. Chiamò così il suo fido consigliere Gugol: “Che inutile giornata, vorrei fare qualcosa, ma non saprei cosa. Mi puoi aiutare?” “Ma certamente mio sovrano, vado a fare una ricerca e torno”. Dopo pochi istanti, il consigliere ritornò di corsa al cospetto del re “Mio signore ho completato la mia ricerca in 3,4 secondi e su Groupon ho trovato una tradizione in offerta. Si chiama Halloween e fa al caso nostro.” “Halloween?” lo interruppe il re “Sisi è una tradizione di un altro regno, ma si fidi che è bellissima. La gente si traveste da mostri e altre cose horror e i bambini fanno gli scherzi alle persone” “Ma quindi è come Carnevale? Già ce l’abbiamo!” lo interruppe il sovrano “Non proprio, mio re” rispose subito Gugol “Questi scherzi i bambini li fanno minacciando le persone nelle case, però se questi gli danno le caramelle allora non glieli fanno.” Continua a leggere

I mezzi pubblici migliori d’Europa e non lo sapevamo

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Esemplare di Autobus Accessibilis ma Lentus

Gli Arabi, si sa, sono sempre stati un popolo operoso, furbo e intelligente. Quando intorno al IX secolo stavano conquistando tutti i paesi che si affacciavano sul Mediterraneo perchè la carta di Risiko li obbligava a questo, decisero di prendersi una piccola pausa rilassante. Lo sceicco allora ordinò “Ragazzi, prendiamoci la Sicilia che su TripAdvisor ho letto un sacco di recensioni positive. Dicono che è un po’ disorganizzata, ma il tempo è sempre bello, ci sono un sacco di cose buone da mangiare e poi la gente è sempre ospitale. No come quelli del nord che appena li fermi per chiedere informazioni pensano che gli vuoi vendere accendini.” E così convinse tutti ad invadere l’isola. Appena approdati, fecero subito un sondaggio alla popolazione: “Ma se vi invadiamo è un problema?” “Guardate, negli ultimi anni qua ci sono stati i Romani, Vandali e poi i Bizantini; il nostro governatore Zamparario cambia popolo ogni cento anni, quindi ormai fate quello che volete. Però attaccateci con calma che qui non siamo abituati a fare le cose di corsa”. E fu così che nel giro di pochi anni gli Arabi conquistarono la Sicilia e si presero alcuni anni di vacanza. Assimilarono la calma e la lentezza tipica del popolo siciliano: iniziarono a costruire villini abusivi come la Zisa o la Cuba, si dedicarono a coltivare i giardini, a fare festini e a lamentarsi delle cose che non funzionavano. Nel giro di pochi anni la Sicilia cambiò il loro modo di fare e di comportarsi, rendendoli più pigri, svogliati e tranquilloni.

In questo periodo avvenne la storia che stiamo per raccontarvi, tratta da una tavoletta di pietra rinvenuta sotto una fermata abbandonata dell’autobus 305. Il documento, in arabo antico, narra una storia che il viaggiatore Muhamed Al-Amat raccontò all’Emiro di allora e che vi riportiamo integralmente: Continua a leggere

ZTL a Palermo: breve guida per deficienti

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La famigerata ZTL. Fonte: reppubblica.it

Vista la grande confusione che aleggia sulla ZTL di Palermo, condividiamo questo botta e risposta chiarificatore sperando che possa sedare ogni dubbio e sconforto ed evitare ulteriori casini.

  1. Come si ottiene il pass per la ZTL?
    Si ottiene pagando online oppure negli sportelli dell’AMAT. Ha diversi costi eccetera eccetera. E’ spiegato meglio qui
  2. E’ vero che i residenti pagano lo stesso?
    Si è vero
  3. Io sono residente a Carini. Pago lo stesso?
    Se prima non dimostri che ci devi andare a fare in centro, non puoi entrare.
  4. Io pensavo che l’importante era essere residenti da qualche parte. E quindi dove la metto la macchina?
    Prima di arrivare a Palermo, inizia a pregare di trovare un parcheggio nelle zone vicino il perimetro
  5. Qual è il perimetro della ZTL?
    Quello che vedi nell’immagine. Se non capisci cosa è, significa che non hai mai visto il centro storico di Palermo o non sai cosa è un perimetro.
  6. Posso guidare lungo il perimetro?
    Si.
  7. Cosa è un perimetro?
    Ecco, me l’immaginavo. In geometria, il perimetro (dal greco perímetros, composto di perí, intorno, e métron, misura) è la misura della lunghezza del contorno di una figura piana. In pratica è la linea rossa
  8. Posso guidare in Via Cavour?
    Rivedi risposta 7 e poi risposta 5 e 6
  9. Se mio figlio sta male posso portarlo all’Ospedale dei bambini?
    Si perchè non rientra nel perimetro
  10. Quindi mio figlio di 23 anni lo posso mandare all’ospedale dei bambini?
    No forse ci siamo capiti male
  11. Io ho un motorino. Posso guidare senza il pass?
    Si
  12. Quindi il mio motorino non inquina? Posso utilizzare i suoi gas di scarico per farmi l’aerosol contro l’influenza?
    No inquina lo stesso, però siccome quelli che hanno il motorino quando piove si prendono la macchina, d’inverno sono fottuti uguale
  13. Mi sono comprato la bicicletta elettrica per fare le corse con gli amici nelle aree pedonali. Sono stato bravo?
    Si
  14. La mia macchina non ha l’assicurazione, ho il bollo scaduto dal 1998, la revisione non so cosa sia e la patente mi è stata ritirata perchè avevo -20 punti. Posso avere il pass?
    Tu non dovresti avere neanche la macchina
  15. La ZTL vale ogni giorno?
    Vale fino al sabato pomeriggio. Si ricomincia con il lunedì che, essendo un giorno di merda già di suo, non risente molto del provvedimento
  16. Quindi la domenica posso portare mio figlio in centro a inquinare gratis?
    Certo che puoi
  17. E il sabato sera staremo lo stesso due ore a girare per cercare parcheggio?
    Certo
  18. E non inquiniamo?
    Si, ma inquini gratis
  19. Visto che non ci sono nuovi parcheggi, saranno tolte le strisce blu?
    Assolutamente no
  20. Ma posso parcheggiare nei parcheggi all’interno della ZTL?
    No perchè altrimenti quelli della municipale si confondono che non capiscono come hai fatto a portare l’auto lì dentro senza il pass
  21. E i poveri parcheggiatori abusivi come faranno?
    Migreranno verso i parcheggi esterni oppure diventeranno parcheggiatori abusivi di biciclette
  22. Mio cugino è posteggiatore libero professionista a Piazza Marina dal 1993. E’ anche finto invalido dal 1989 quindi non può lasciare il posto di lavoro. Come farà a spostarsi dal centro?
    Ovviamente per casi di questo tipo si troverà una soluzione
  23. E’ vero che la città senza auto è più bella?
    Si è vero
  24. E’ vero che è iniziata la ZTL, ma i mezzi pubblici fanno schifo uguale?
    Si è vero. Gli autobus non hanno orari pianificati e non esiste il biglietto integrato con la metro; il tram è solo in alcune zone; la metropolitana/treno non prosegue oltre la stazione Notarbartolo; le piste ciclabili in realtà sono un’opera astratta
  25. E’ vero che i soldi della ZTL serviranno a saldare i debiti dell’AMAT e delle spese di gestione per il tram?
    Molto probabilmente si
  26. Ed è giusta questa cosa? Non dovrebbero essere spesi per ridurre l’inquinamento generale e migliorare la vivibilità del centro?
    Hai ragione, ma l’AMAT aspetta da anni soldi dalla Regione e la gente non paga i biglietti perchè il servizio fa schifo. Meno soldi arrivano e più il servizio fa schifo. Con questo circolo vizioso infinito, a un certo punto l’AMAT imploderà in un paradosso cosmico e avremo risolto il problema
  27. Quindi alla fine la gente pagando può inquinare?
    In un certo senso si
  28. La mia auto è senza olio di palma. Posso guidare nella ZTL?
    No. Neanche se è fatta con lievito madre
  29. Mi hanno rubato l’autoradio. E’ colpa del tram?
    Probabilmente si
  30. Volevo acquistare il pass per la ZTL e invece ho comprato per sbaglio un biglietto dei Coldplay. Posso scambiarlo?
    Parliamone in privato